SCUOLE DI GIORNALISMO/ A Natale (Fnsi) e Del Boca (Ordine) vogliamo ricordare
Apprendiamo da un articolo apparso nel sito del quotidiano l’Unità ( http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=74150 ) che il neopresidente del sindacato unitario dei giornalisti italiani, Roberto Natale, approva la linea scellerata dell’Ordine dei giornalisti il quale, negli ultimi anni, ha autorizzato il proliferare di scuole di giornalismo con praticantato incluso in tutta Italia. A Natale fa eco il presidente nazionale dell’Ordine, Lorenzo Del Boca: "l’Ordine già da anni insiste sulle scuole di giornalismo, che devono essere una fucina teorica ma anche pratica".
Spiace dover rilevare che Natale, anziché fornire al quotidiano l’Unità i dati sugli iscritti negli elenchi Fieg- Fnsi dei disoccupati e rilasciare dichiarazioni su come il sindacato intenda risolvere il problema di migliaia di colleghi senza lavoro e precari, plauda a un metodo di accesso alla professione che ha falsato sensibilmente il mercato del lavoro giornalistico. E suscita sconcerto la pervicacia con cui l’Ordine insiste in quella che appare, con ogni evidenza, una violazione della legge professionale: l’ipotesi dell’equiparabilità della frequenza di una scuola e della pratica in redazione fu scartata dal legislatore, come si evince dai lavori preparatori della legge 69 del 1963.
Il praticantato, quindi, deve essere svolto in una vera redazione e retribuito, e non nelle testate all’uopo fondate dagli istituti di formazione. Invece, l’Ordine ammette all’esame di Stato centinaia di praticanti inoccupati provenienti dai corsi di giornalismo riconosciuti, con gravi ripercussioni nel mercato del lavoro. Inoltre, la formula dello stage non retribuito, previsto per gli allievi delle scuole nei mesi estivi, vanifica strumenti per il riassorbimento come i contratti di sostituzione che, per contratto, "devono riguardare prioritariamente i giornalisti disoccupati" (art.3 del Cnlg), configurando così una sorta di concorrenza sleale ai danni dei colleghi che tentano di rientrare nelle redazioni.
Il Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari ricorda ai colleghi che il cosiddetto "decreto Siliquini", varato durante il governo Berlusconi per consentire l’accesso all’esame di Stato anche agli allievi dei corsi di giornalismo, è stato prima censurato dal Consiglio di stato e poi ritirato dal governo Prodi. Di conseguenza, non essendo state approvate modifiche alle regole per l’accesso alla professione (che comunque spettano al Parlamento), a Del Boca è bene ricordare i compiti attribuiti all’Ordine dei giornalisti dalle norme del 1963, tutt’ora in vigore: controllo dei requisiti per l’accesso alla professione stabiliti dalla legge, tenuta degli elenchi e disciplina degli iscritti. Punto. La legge non consente all’Ordine di decidere requisiti diversi per l’ammissione all’esame di Stato, tanto meno di accettare alla prova praticanti provenienti dalle scuole.
A Natale, infine, ricordiamo che alla Fnsi spetta prioritariamente "la tutela morale, professionale e materiale della categoria". Avallando l’accesso alla professione attraverso canali impropri di potenziali giornalisti inoccupati, il sindacato dei giornalisti va contro i propri compiti statutari e contro gli interessi morali, professionali e materiali di migliaia di colleghi in difficoltà.
Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari
Roma, 2 Aprile 2008.


Domanda: tra le “migliaia di giornalisti precari e disoccupati” consideri anche quelli che continuano a percepire la disoccupazione dell’Inpgi e contemporaneamente guadagnano con le collaborazioni, drogando il mercato assai più degli stagisti?
Domanda: visto che “il mercato è saturo”, l’idea del ricambio generazionale la accantoniamo così? E i nuovi posti di lavoro generati da internet, dalle web radio e web tv, dai canali satellitari e dai free press?
Domanda: ti rendi conto di quanto è fuori dal mondo considerare i pubblicisti contrattualizzati come disoccupati? Uno: un pubblicista non è un giornalista professionista. Due: il chiodo fisso del contratto luculliano in articolo 1, col dentista pagato anche ai familiari dalla Casagit, non fa che alimentare un mercato del lavoro a due velocità, con pochi privilegiati (che spesso, è bene ricordarlo, non fanno nulla) e molti schiavi sottopagati. L’obiettivo dovrebbe essere mangiare con questo mestiere: uno stipendio decente, e alcuni diritti fondamentali garantiti.
Io sono stata collaboratrice co.co.pro, poi pubblicista (lo sono diventata lavorando 10 ore al giorno in un giornale locale, non pagando per farmi firmare 60 articoli nel giornale di un mio amico) e adesso sono iscritta a una scuola di giornalismo. E, fidati, un praticante costa molto più di un pubblicista contrattualizzato. E, fidati, non è per merito che si ottengono i praticantati “sul campo”, per i comuni mortali dipende solo da quando è disposto a spendere l’editore, quindi dal colpo di culo. Per molti altri, dipende dal calcio nel culo.
Credo che i miei tre mesi di stage faranno molto meno danno, a me stessa e ai colleghi disoccupati, di tanti universitari senza uno straccio di qualifica che lavorano sottopagati a tempo indeterminato. Credo che, nonostante abbia bisogno di massicce riforme, ci sia ancora bisogno di un Ordine dei giornalisti. Per formazione, disciplina interna, tutela dei giornalisti. L’informazione non è opinione, e un giornalista – per professionalità, doveri, reputazione – è altra cosa da un blogger, che giustamente utilizza internet per esprimere ciò che pensa. Il giornalismo, però, è un’altra cosa.
Giulia