ARTICOLO 18/ Prepariamoci alle barricate! (di Ugo Degl’Innocenti)

23 Febbraio 2012 Commenti chiusi

E’ come pretendere che al vigile urbano sia impedito di fare la multa all’automobilista che commette un’infrazione al codice della strada. Così Confindustria pretende che al giudice del lavoro sia impedito di valutare i motivi che hanno portato a un licenziamento individuale e di reintegrare nel posto di lavoro il lavoratore licenziato, una volta accertata l’infondatezza di tali motivi. Nel corso della trattative di questi giorni si parla di sospensione temporanea dell’articolo 18 per le nuove imprese, di ridimensionare la discrezionalità del giudice nel valutare il motivo del licenziamento e quant’altro, ma la sostanza è questa: gli industriali vogliono poter fare quel che gli pare, compiere ingiustizie a loro piacimento, impedire che un giudice del lavoro possa ficcare il naso nelle loro malefatte.

Il segretario della Cigil, Susanna Camusso, definisce l’articolo 18 “pilastro di civilità”. E la ragione è semplice e adamantina: la norma limita la possibilità di commettere ingiustizie. Basta leggere il solo primo comma per capirlo: “Art. 18 – Reintegrazione nel posto di lavoro. Ferme restando l’esperibilità delle procedure previste dall’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.”.

Chiaro? Se un datore di lavoro s’è inventato frottole per cacciare un lavoratore non gradito dalla propria azienda, il giudice può ripristinare la situazione che esisteva prima dell’atto illegittimo, reintegrando nel posto di lavoro il lavoratore ingiustamente licenziato. E’chiaro che si tratta di un formidabile deterrente nei confronti di chi vorrebbe trasformare il mercato del lavoro in far west. L’applicazione della reintegrazione, secondo stime attribuite alla Cigil, riguarderebbe una sessantina di casi l’anno su seimila cause. Leggo sul Corriere della sera dell’8 febbraio 2012 (pagina 13) che in cinque anni “su 31 mila cause contro i licenziamenti considerati illegittimi soltanto l’1% si sarebbe risolta con il reintegro del lavoratore.”. Quindi, stiamo parlando di numeri piccoli, soprattutto se pensiamo alle centinaia di migliaia di posti di lavoro persi negli ultimi anni a causa della crisi economica. Ma che cosa accadrebbe se non esistesse l’articolo 18?

Il sillogismo che Confindustria ripropone ciclicamente e con pervicacia è il seguente: dare la libertà di licenziare agevola le assunzioni. Credo che tale malsana concezione sia da respingere con forza, additando nel contempo la cattiva coscienza degli industriali alla pubblica riprovazione. Altroché storie. D’altronde, la cronaca degli ultimi anni dovrebbe essere maestra. A sentire Confindustria, la mancanza di una contrattazione flessibile era causa di scarsa competitività. Poi è arrivata la riforma Biagi che ha aperto la strada a una miriade di nuove forme contrattuali (cocopro, lavoro interinale, ecc.). Risultato: una drammatica precarizzazione del mercato del lavoro. Ma agli industriali non basta: vogliono pure smontare l’articolo 18. E trovano spesso sponde nei governi. Ricordate il tormentone che si è scatenato quando Bobo Maroni era ministro del welfare?

Adesso che al governo ci sono persino i rappresentanti dei templi universitari dell’imprenditoria italiana, i professoroni e i professorini al loro seguito, gli industriali hanno rilanciato con la grancassa il loro battage per “una robusta manutenzione dell’articolo 18″, come l’ha definita quello che appare sempre di più l’utile alleato della controparte datoriale, il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni.

E stavolta c’è il rischio che qualcosa riescano a spuntare, vuoi per il consenso coatto di cui gode l’attuale governo tecnico, vuoi per il fatto che in questo governo l’imprenditoria italiana si sente rappresentata più che in passato. Finché è presidente del consiglio, Mario Monti resta autosospeso dalla presidenza della Bocconi, l’università dell’imprenditoria lombarda per eccellenza, mentre dalla Luiss, università targata Confindustria di cui è presidente la stessa Emma Marcegaglia, è giunta nella compagine governativa il vicerettore Paola Severino Di Benedetto, oggi ministro della Giustizia. Una delle prime mosse del ministro del Welfare, Elsa Fornero, è stata proprio quella di mettere in discussione l’articolo 18. Una priorità, per i professori del governo Monti. Per chi invece è tra i sessanta che ogni anno vengono reintegrati grazie all’articolo 18 è un’idea ignobile e balorda.

Da respingere con determinazione.

Ugo Degl’Innocenti

ELEZIONI INPGI/ Per chi votare

27 Gennaio 2012 Commenti chiusi

In vista delle prossime elezioni per il rinnovo delle cariche sociali dell’Inpgi, il Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari invita i colleghi a votare i seguenti candidati della lista “Professionisti per l’Inpgi”, promossa da Senza Bavaglio e USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance).

CONSIGLIO GENERALE ATTIVI (INPGI 1)
(i collegi sono regionali)

LAZIO

Ugo DEGL’INNOCENTI – Ufficio Stampa del Consiglio regionale del Lazio
Inizia a lavorare negli anni Ottanta, a Roma, nella redazione di alcune riviste specializzate. Dal 1988 al 1996 in Maremma dà vita a una serie di periodici d’informazione locale e collabora con La Repubblica e Il Messaggero. Nel 1996 si trasferisce a Milano, nella redazione di MF/Milano Finanza e ItaliaOggi. Licenziato ingiustamente da ItaliaOggi nel novembre 2001, inizia il calvario del disoccupato/freelance-per-necessità, constatando il netto peggioramento delle condizioni nel mercato del lavoro giornalistico. Nel 2004 è eletto delegato al XXIV Congresso della Federazione nazionale della stampa italiana. Dopo oltre tre anni di udienze, il Tribunale del lavoro di Milano ordina, il 22 luglio 2005, il suo reintegro, ma l’editore non ottempera alla sentenza, provocando così l’intervento della Fnsi e dell’Ordine lombardo. Il mancato reintegro è anche oggetto di tre interrogazioni parlamentari e di un appello al presidente della repubblica sottoscritto da centinaia di colleghi e dal senatore di diritto e a vita Francesco Cossiga. Nell’ottobre 2006 è richiamato in servizio nella redazione milanese di ItaliaOggi. Si dimette un anno dopo per giusta causa.  Attualmente lavora nell’Ufficio stampa del Consiglio regionale del Lazio. Ha scritto il dossier “Giornalisti ieri, oggi. E domani? – Come cambia la professione in Italia”, e il saggio in cerca di editore “Giornalisti&Politici d’Italia SpA – Passato e presente d’un sodalizio scellerato” (2011, http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=663904 ).

COLLEGIO SINDACALE GESTIONE PRINCIPALE (INPGI 1)
(il collegio è unico nazionale)

Pino NICOTRI
Consigliere generale dell’Inpgi negli ultimi due quadrienni. Giornalista e saggista. Dopo 35 anni a L’Espresso, dove è stato man mano collaboratore, praticante, redattore, caposervizio e inviato, nel 2008 è stato collocato in pensione. E’ stato anche corrispondente di Repubblica dalla fondazione al luglio 1979 e capo servizio – dalla fondazione fino a tutto il 1979 – de Il Mattino di Padova/La Tribuna di Treviso, che ha contribuito a far nascere per conto all’epoca dell’editore Giorgio Mondadori. Consigliere della Lombarda dal 2009. Tra i fondatori di Senza Bavaglio, attuale titolare del sito www.pinonicotri.it e collaboratore del giornale online www.blitzquotidiano.it.

COMITATO AMMINISTRATORE GESTIONE SEPARATA (INPGI 2)
(il collegio è unico nazionale)

Simona FOSSATI
Consigliere di Amministrazione INPGI uscente, in rappresentanza dell’INPGI
2. Ha contribuito a realizzare il grande cambiamento dell’INPGI 2: non più un Istituto che vessa ma un organismo che fornisce prestazioni sempre migliori e aiuta gli iscritti. Già Segretario dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti. Ha inventato i fantasmi dell’informazione che hanno affiancato la Fnsi durante le manifestazioni di protesta e sono stati poi imitati dalle altre categorie. E’ stata uno dei promotori e dei più forti sostenitori dell’Organismo di Base, unica possibilità per dare a chi lavora fuori dalle redazioni vera voce e vera rappresentanza. E’ uno dei fondatori di USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance). Giornalista professionista freelance collabora e ha collaborato con diversi quotidiani e periodici nazionali.

COLLEGIO SINDACALE GESTIONE SEPARATA (INPGI 2)
(il collegio è unico nazionale)

Francesca TARISSI
Romana classe ’69, scrive di tecnologia e robotica. Giornalista
professionista dal luglio 2008, da 12 anni collabora con i giornali del Gruppo Editoriale L’Espresso (la Repubblica, l’Espresso, Affari&Finanza, Repubblica.it) e con le principali riviste nazionali. Cura una rubrica dedicata alla robotica per il mensile Jack (Gruner+Jahr/Mondadori). Ha diretto per circa tre anni il giornale on line Digitalife.it.

CONSIGLIO GENERALE PENSIONATI
(il collegio è unico nazionale)

Pino NICOTRI
Consigliere generale dell’Inpgi negli ultimi due quadrienni. Giornalista e saggista. Dopo 35 anni a L’Espresso, dove è stato man mano collaboratore, praticante, redattore, caposervizio e inviato, nel 2008 è stato collocato in pensione. E’ stato anche corrispondente di Repubblica dalla fondazione al luglio 1979 e capo servizio – dalla fondazione fino a tutto il 1979 – de Il Mattino di Padova/La Tribuna di Treviso, che ha contribuito a far nascere per conto all’epoca dell’editore Giorgio Mondadori. Consigliere della Lombarda dal 2009. Tra i fondatori di Senza Bavaglio, attuale titolare del sito www.pinonicotri.ite collaboratore del giornale online www.blitzquotidiano.it.

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ARTICOLO 18/ Perché deve restare un tabù (di Ugo Degl’Innocenti)

13 Gennaio 2012 Commenti chiusi

Repubblica del 12 gennaio riporta ( a pagina 27) una frase della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, la quale prima dell’incontro con il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, avrebbe dichiarato: “Una delle anomalie italiane è il reintegro nel posto di lavoro previsto dall’articolo 18. Il reintegro in altri paesi europei non viene utilizzato”. Qualche settimana fa, la Fornero ha dichiarato che parlarne non è un tabù. Già solo per questo è bene diffidare della neoministra del governo Monti. Io credo che debba essere vietato per legge mettere in discussione l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Almeno finché l’Italia resta diversa dagli “altri Paesi europei”, dove generalmente il tasso di illegalità è ben più basso, gli imprenditori sono più rispettosi delle regole e non taroccano i conti per ottenere la cassa integrazione a spese dello Stato, i processi del lavoro non durano quattro anni solo per il primo grado, i giudici non impiegano tre anni e mezzo per scrivere la motivazione di una sentenza, i sussidi di disoccupazione e i meccanismi per il reinserimento nel mondo del lavoro di chi è rimasto a spasso sono ben più efficaci.
 
Non mi piace puntualizzare l’ovvio, ma, in qualità di “reintegrato” ex articolo 18 dopo ben cinque anni di disoccupazione, mi sento abbastanza preparato sul tema. Sicuramente ben più preparato di certi tromboni che per giunta legiferano in materia di lavoro comodamente seduti in Parlamento, facendo altri danni – come nel caso della legge Treu che ha introdotto lo stage (parola straniera tradotta in italiano come “lavoro nero”) nel nostro ordinamento. Suggerirei ai colleghi che mi leggono e che si occupano di queste faccende di accostare sempre – e sottolineo sempre – alle irritanti affermazioni della signora confindustriale puntuali informazioni sugli “altri Paesi europei”. E’ un dovere per chi fa informazione, perché, con ogni evidenza, la collettività ha la memoria corta.

Per esempio, la cosiddetta flessibilità nel mercato del lavoro sempre invocata da Confindustria a che cosa ha portato? A decine di nuove formule contrattuali (lavoro interinale, cocopro ecc.) – su cui peraltro sul quotidiano confindustriale Sole24Ore leggo i prodromi di un ripensamento -, alla precarietà di un’intera generazione di giovani, e a un disagio sociale di proporzioni inaspettate.

Credo che le articolesse, i grafici, le tabelle, che pure abbondano nelle ultime settimane per mostrare ai lettori come funzionano le cose negli altri Paesi, siano sempre pochi, visto che il nuovo governo intende fronteggiare la disoccupazione con le armi, come negli Usa di Reagan e dei Bush. Leggo infatti a pagina 4 di Repubblica del 12 gennaio che secondo il ministro della difesa, l’ammiraglio Di Paola, il programma da 15 miliardi per i 131 cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighter “frutterà 10 mila posti di lavoro”.  Quanti se ne perderebbero nel nostro Paese, se venisse cancellato l’articolo 18? Qualcuno ha mai provato a fare una stima?

Ugo Degl’Innocenti

Il Coordinamento giornalisti precari di Roma al corteo del 9 aprile

11 Aprile 2011 Commenti chiusi

P110409021CORTEO 9 APRILE: IL NOSTRO TEMPO E’ ADESSO
INTERVENTO DEL COORDINAMENTO GIORNALISTI PRECARI DI ROMA
 
Noi siamo quelli che quando abbiamo iniziato sentivamo sempre la stessa
cantilena: “Se non hai gli appoggi giusti puoi sognartelo il posto di
lavoro”. Ce lo dicevano perché sognavamo il mestiere più bello del mondo,
almeno per noi. Ce lo dicevano perché noi volevano essere giornalisti:
essere e non fare, essere perché volevamo che quel mestiere ci desse di che
vivere.
 
Noi siamo quelli cocciuti, perché chi diceva: senza raccomandazione non vai
avanti, aveva ragione. Ma noi lo abbiamo fatto lo stesso, con l’incoscienza
di chi pensa che l’impegno e la dedizione alla lunga possano premiare.
 
Abbiamo sbattuto la faccia e continuiamo a sbatterla contro una realtà che
premia tutto ma non il merito e non la bravura. Ci siamo laureati, abbiamo
fatto scuole di giornalismo costosissime per le nostre famiglie: centinaia
di professionisti sfornati ogni anno per un mercato che non potrà mai
assorbirli. A oggi nel settore del giornalismo ci sono 24mila collaboratori
con contratti atipici o senza contratto a fronte di 20mila stabilizzati.
 
Gente che viene pagata nel migliore dei casi 50 euro lorde, nel peggiore
anche 4 euro, sempre lorde, e nelle maggiori testate nazionali senza alcuna
tutela per il presente e tanto meno per il futuro.
 
Abbiamo provato ad affidarci al nostro sindacato, con mille speranze di
giustizia sociale. Ma quando c’è uno stato di crisi nei i primi a essere
sbattuti fuori siamo noi. E anche oggi che la FNSI aveva annunciato la sua
presenza al nostro fianco, ci siamo ritrovati a sfilare da soli. Ancora un
volta il “nostro” sindacato ci ha ignorato.
 
Abbiamo imparato a diventare cinici davanti a direttori e a grandi
giornalisti che si riempiono la bocca con condanne del precariato, salvo poi
lavorare al fianco di stagisti, co.co.co. e collaboratori sottopagati.
Abbiamo imparato a ridere quando ascoltiamo i politici che si ricordano dei
precari e di lavoro quando ci sono le elezioni o quando c’è una telecamera
accesa: a loro diciamo che noi tutti ci ricorderemo di loro nell’urna
elettorale.
 
Noi siamo quelli che vincono, che non riescono ad abituarsi a piazze come
queste, che non riescono a trattenere l’emozione in giorni come questi.
Raccontiamo i fatti più importanti che accadono in Italia e nel mondo, alla
sera siamo stanchi, arrabbiati, con pochi soldi in tasca ma con il cuore
pieno della passione che ci spinge sempre nelle braccia di questo mestiere.
Siamo giornalisti.

Ma siamo anche gli operai di Mirafiori, gli operatori dei call center, gli
stagisti perenni, gli operatori sociali senza stipendio, i ricercatori senza
futuro, i militari pronti per andare a morire perché altrimenti il pane a
casa non lo porta nessuno.
 
Siamo le storie di precariato che leggete ogni giorno sui giornali. Le
viviamo sulla nostra pelle e le raccontiamo a tutti voi. E torniamo a casa
doppiamente frustrati: perché quelle storie entrano a far parte di noi, e
perché della nostra precarietà nessuno parla mai. E quando domani leggerete
le cronache di queste manifestazioni, ricordatevi che nella maggior parte
dei casi sono raccontate da precari.
 
Hanno voluto tenerci a bada, ma l’errore è stato grosso. Siamo scesi in
piazza senza vessilli, perché davanti alla precarietà noi siamo tutti
uguali.
 
E siamo quelli che vincono, perché crediamo che questo Paese lo possiamo
cambiare. Subito, da ora, da questa piazza: ce la siamo presa e non la
lasceremo più.
 
COORDINAMENTO GIORNALISTI PRECARI DI ROMA

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CORSERA/ Solidarietà alla collega precaria scavalcata da un pivello di una scuola di giornalismo. De’ Bortoli: assumila! Stop alle scuole

17 Novembre 2010 1 commento
Sciopero della fame. La collega Paola Caruso

La collega Paola Caruso

Cinque giorni di sciopero della fame e della sete: il Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari esprime solidarietà piena e incondizionata nei confronti della collega Paola Caruso la quale, dopo 7 anni di lavoro come precaria per il Corriere della Sera, è stata scavalcata da un “pivello della scuola di giornalismo” assunto al suo posto.

Sul suo sito http://paolacars.tumblr.com Paola Caruso scrive: “Da 7 anni lavoro per il Corriere e dal 2007 sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore. La scorsa settimana un giornalista ha dato le dimissioni e si è liberato un posto. Ho pensato: ‘Ecco la mia occasione’. Neanche per sogno. Il posto e’ andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non e’ neanche giornalista, ma passa i miei pezzi”.

Di fronte alle affermazioni del direttore del Corsera, Ferruccio De Bortoli – il quale ha dichiarato all’Ansa di non aver “mai ricevuto dalla collega Paola Caruso la richiesta di un colloquio. Se lo farà, la riceverò volentieri, come faccio con tutti. Prego la collega Caruso di smettere lo sciopero della fame e di ritrovare serenità e misura” -,  il Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari auspica che De Bortoli provveda subito a stipulare un regolare contratto di lavoro giornalistico a tempo pieno e indeterminato con Paola Caruso, certi che così la collega ritroverà “serenità e misura”.

Il Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari infine coglie l’occasione per stigmatizzare, ancora una volta, la violazione della legge sull’ordinamento della professione giornalistica laddove vengono ammessi all’esame di Stato per l’esercizio della professione gli allievi dei corsi di giornalismo riconosciuti dall’Ordine. Tale violazione  – è ormai da anni sotto gli occhi di tutti – ha falsato le regole del mercato del lavoro giornalistico in Italia, generando disoccupazione e precariato.

Il Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari auspica quindi un immediato ritorno al rispetto dell’articolo 34 della legge 69 del 1963 – vale a dire che ad ogni praticante corrisponda un contrattualizzato e non uno pseudo giornalista delle testate all’uopo fondate dalle scuole – e l’individuazione dei responsabili di quello che appare un vero e proprio abuso di potere da parte dell’Ordine dei giornalisti.

Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari

Roma, 17 novembre 2010.

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IL CASO ITALIAOGGI/ Nicotri vince contro Panerai

8 Settembre 2009 Commenti chiusi

Apprendiamo dal gruppo sindacale Senza Bavaglio che l’editore Paolo Panerai ha perso la causa intentata contro Pino Nicotri per la lunga campagna intesa a far rispettare la sentenza di reintegro di Ugo Degl’Innocenti, ingiustamente licenziato da Italia Oggi e rimasto disoccupato per ben cinque anni.

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In arrivo assegno per disoccupati, inoccupati e precari, ma solo nel Lazio

4 Marzo 2009 3 commenti

Fino a 7.000 euro l’anno. Stanziati 40 milioni per il triennio 2009-2011

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INPGI/ Bonus straordinario per i colleghi in difficoltà

8 Gennaio 2009 1 commento

Domande entro il 31 gennaio 2009. Come ottenerlo (dal sito Inpgi). L’Inpgi, insieme agli altri Enti pensionistici, erogherà il bonus straordinario in favore dei colleghi pensionati, disoccupati e cassaintegrati componenti di nuclei familiari a basso reddito, che ne facciano domanda.
E’ quanto previsto dal "Decreto anti-crisi" adottato dal Governo lo scorso 29 novembre e contenente agevolazioni per le famiglie.
La misura del bonus, valido solo per l’anno 2009, va da 200 euro per i pensionati unici componenti del nucleo familiare con un reddito complessivo non superiore ai 15 mila euro, fino a 1.000 euro per il nucleo familiare con componenti portatori di handicap qualora il reddito complessivo familiare non sia superiore ai 35 mila euro.
Il termine per la presentazione della domanda, da compilarsi sul modulo approvato dall’Agenzia per le Entrate, è stato fissato al 31 gennaio 2009. La domanda dovrà essere accompagnata da un’autocertificazione attestante la composizione del nucleo familiare e il reddito complessivo. L’Inpgi erogherà il bonus a coloro che ne hanno diritto entro il mese di marzo 2009.
I colleghi interessati potranno rivolgersi agli Uffici di corrispondenza regionali ai quali l’Istituto ha già fornito istruzioni.

Per saperne di più (Informazioni sul decreto legge 185/2008, modulo di domanda e istruzioni per la compilazione)

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ORDINE/ Bernardini (Pd) bene così. Stop alle scuole di giornalismo

12 Novembre 2008 5 commenti

Sono anni, non giorni, che denunciamo pubblicamente una grave violazione di legge che ci danneggia. Sono anni, non giorni, infatti, che denunciamo l’ammissione all’esame di Stato per l’esercizio della professione giornalistica di soggetti privi dei requisiti previsti dalla legge professionale, vale a dire gli allievi dei corsi di giornalismo autorizzati dall’Ordine. Sono anni, non giorni, che lamentiamo l’immissione di soggetti privi dei requisiti previsti dalla legge 69 del 1963 in un mercato del lavoro ormai saturo, tanto che nel 2006 chiedemmo l’intervento dell’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella.

Pertanto, non possiamo fare altro che esprimere il nostro plauso all’iniziativa della deputata radicale del gruppo Pd alla Camera, Rita Bernardini, che raccoglie tutte le nostre istanze in un’interrogazione a risposta scritta rivolta al ministro Alfano, sottoscritta anche dagli altri cinque deputati radicali,  per chiedere "se il Ministro, al quale la legge n. 69 del 1963 attribuisce l’alta vigilanza sui consigli dell’Ordine, sia a conoscenza del fatto che sono ammessi all’esame di Stato per l’abilitazione alla professione giornalistica soggetti privi del requisito previsto dall’articolo 34 della legge stessa, vale a dire l’aver svolto un periodo di 18 mesi di praticantato in una redazione giornalistica autentica; quali provvedimenti intenda adottare il Ministro per ripristinare il rispetto di una legge approvata dal Parlamento repubblicano e violata dall’ordine dei giornalisti; se non intenda commissariare i consigli dell’Ordine responsabili di quanto segnalato in premessa; se il Ministro non ritenga opportuno porre in atto gli interventi necessari affinché siano revocate tutte le convenzioni stipulate tra Ordine dei giornalisti e istituti di formazione al giornalismo e università che autorizzano l’ammissione all’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione giornalistica a chi è privo dei requisiti previsti dall’articolo 34 della legge n. 69 del 1963, ovvero gli allievi dei corsi di giornalismo riconosciuti. (4-01573)".

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SCUOLE DI GIORNALISMO/ Radicali ad Alfano: commissariare l’Ordine

12 Novembre 2008 Commenti chiusi

"L’Ordine dei giornalisti infrange la legge sull’ordinamento della professione giornalistica consentendo l’ammissione all’esame d’abilitazione professionale a coloro che non ne hanno diritto, vale a dire agli allievi delle scuole e dei corsi universitari di giornalismo spuntati come funghi in tutta Italia negli ultimi anni". E’ quanto sostiene la parlamentare radicale eletta alla Camera nelle liste del Pd Rita Bernardini la quale, con una circostanziata interrogazione sottoscritta anche dagli altri cinque parlamentari radicali del gruppo del Pd alla Camera, chiede conto al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, di quella che appare una vera e propria violazione della legge 69 del 1963. A infrangere le norme, secondo i parlamentari radicali, è proprio l’organismo che ne dovrebbe curare l’osservanza da parte di tutti, vale a dire l’Ordine dei giornalisti, per il quale la Bernardini chiede il commissariamento finalizzato alla revoca delle convenzioni con ben 21 istituti di formazione al giornalismo.

"A parere degli interroganti – si legge nell’interrogazione depositata lunedì scorso – è evidente che l’Ordine dei giornalisti sta tentando di affermare surrettiziamente una modalità d’accesso alla professione non conforme alla legge, modalità peraltro simile solo a quelle partorite dalle dittature della Repubblica democratica tedesca e della Spagna di Franco; è evidente che l’Ordine dei giornalisti, ad avviso degli interroganti, si è reso in sostanza responsabile di una grave violazione di legge".

Ciò premesso, gli interroganti chiedono al Ministro della Giustizia se "sia a conoscenza del fatto che sono ammessi all’esame di Stato per l’abilitazione alla professione giornalistica soggetti privi del requisito previsto dall’articolo 34 della legge stessa, vale a dire l’aver svolto un periodo di 18 mesi di praticantato in una redazione giornalistica autentica; quali provvedimenti intenda adottare il Ministro per ripristinare il rispetto di una legge approvata dal Parlamento repubblicano e violata dall’ordine dei giornalisti; se non intenda commissariare i consigli dell’Ordine responsabili di quanto segnalato in premessa; se il Ministro non ritenga opportuno porre in atto gli interventi necessari affinché siano revocate tutte le convenzioni stipulate tra Ordine dei giornalisti e istituti di formazione al giornalismo e università che autorizzano l’ammissione all’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione giornalistica a chi è privo dei requisiti previsti dall’articolo 34 della legge n. 69 del 1963, ovvero gli allievi dei corsi di giornalismo riconosciuti".

Forti dei dati riportati nel dossier "Giornalisti ieri, oggi. E domani?", scritto da un giornalista rimasto disoccupato per cinque anni e impegnato nel sindacato, i parlamentari radicali sottolineano le gravi ripercussioni sul mercato del lavoro di quella che, con ogni evidenza, è "una forzatura  del combinato disposto legge-contratto di lavoro che vuole veder corrispondere a ogni praticante un contrattualizzato".

Invece, "i corsi di giornalismo riconosciuti dall’Ordine sono in grado di consentire l’ammissione all’esame di Stato di 600 praticanti ogni biennio – si legge nell’interrogazione -, vale a dire che circa il 30 per cento dei nuovi professionisti teoricamente sono già in partenza inoccupati" e "la formula dello stage non retribuito, previsto per gli allievi delle scuole nei mesi estivi, vanifica strumenti per il riassorbimento dei giornalisti rimasti senza lavoro, come i contratti di sostituzione che, per contratto, «devono riguardare prioritariamente i giornalisti disoccupati» (articolo 3 del Contratto di lavoro giornalistico FIEG-FNSI), configurando così una sorta di concorrenza sleale tra lavoratori: i disoccupati sono poco desiderabili perché devono essere retribuiti, gli stagisti no".


"Nonostante la pervicacia con cui l’Ordine dei giornalisti persegue una riforma dell’accesso così illiberale – continua l’interrogazione -, nessun provvedimento con forza di legge ha finora modificato la legge 69 del 1963 se non per aspetti marginali". E, secondo i parlamentari radicali, neppure si possono  invocare presunte  interpretazioni  evolutive della legge sull’ordinamento della professione giornalistica. Infatti, durante i lavori preparatori in commissione Giustizia, sulle scuole di giornalismo si pronunciò soltanto il parlamentare democristiano Mariano Pintus, il quale affidò al resoconto stenografico della seduta  del 12 maggio 1960 quella che oggi appare una profezia: "D’altra parte penso che anche una laurea in giornalismo non servirebbe ad altro che a creare dei disoccupati, tra questi aspiranti giornalisti".

Dunque, "il legislatore volle escludere l’obbligo di passare per l’università, attraverso percorsi di formazione giornalistica o per ottenere una qualsiasi laurea, per diventare giornalista", sostengono gli interroganti, e "la legge certo non autorizza l’Ordine a prescrivere requisiti diversi per l’accesso, come il possesso della laurea o l’aver svolto uno pseudopraticantato presso testate all’uopo costituite dai corsi di giornalismo".

Il link al testo completo dell’interrogazione (sito della Camera): http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=5743&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27